Invitiamo chiunque sia libero da impegni scolastici e tutti gli adulti a partecipare numerosi a quest'iniziativa promossa dall'AIL e che ci vede tutti interessati.
Di seguito il programma dettagliato
PROGRAMMA: ore 9.00 Raduno Via Di Palma (Ingresso Arsenale) ore 9.30 Partenza Corteo (Percorso Via Di palma e via D’Aquino) ore 11.30 Arrivo corteo in Piazza Garibaldi ore 11.40 Interventi dal palco allestito.
OBIETTIVI:
1 - NO al raddoppio dell’ENI (raffineria);
2 - No all’INCENERITORE e potenziamento della raccolta differenziata;
3 - Approvazione Legge Regionale sulla Diossina;
4 - Rilascio dell’AIA (Autorizzazzione integrata Ambientale) a: "ILVA, ENI, CEMENTIR, EX EDISON" entro il 31 Marzo 2009 con le prescrizioni più restrittive a tutela della salute dei lavoratori, della cittadinanza e dell’ambiente ed in
particolare:
° limitidelle emissioni secondo gli standard europei e riduzione delle loro quantità;
° adeguamento tecnologico degli impianti alle migliori tecnologie in assoluto;
° copertura dei parchi minerari;
° monitoraggio ambientale in continuo;
°inasprimento delle pene in materia ambientale.
5 - Sicurezza nrgli ambienti di lavoro;
6 - Diverso modello di sviluppo ecocompatibile del territorio;
7 - Bonifica del territorio e dell’erea industriale di Taranto;
8 - Potenziamento del registro tumori;
9 - Sviluppo polo oncologico.
Per schiarirci le idee.....
Di seguito riportiamo per intero il pungente ed esaustivo reportage di Alessandro Sortino su LA7. Chi ancora non l'avesse visto può approfittare di questo spazio offerto dal nostro sito per farsi più di un'idea sulla situazione tragica in cui viviamo sopratutto al rione Tamburi... Buona visione.
Si ringrazia LA7 e la redazione di Malpelo per il lavoro svolto e per aver portato all'attenzione degli italiani il nostro dramma spesso volutamente dimenticato perchè "necessario".
Ma 'ndo vai se la diossina non ce l'hai?
Alla luce di ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni e che potrebbe sicuramente cambiare in positivo le sorti di noi tarantini, oggi parliamo di diossina.
Grazie ad un'intensa e sempre più martellante campagna mediatica condotta dagli organi di informazione, sono ormai pochi i tarantini che ancora non sono consapevoli del fatto che il nemico numero uno della loro salute si chiami proprio diossina.
Il problema è che pochi sanno di cosa si tratti realmente oltre ad avere una reale percezione di ciò che combini nei nostri corpi che possiamo ritenere, senza ombra di dubbio, “ammalati a norma di legge”.
La diossina è un composto organico prodotto di reazioni di ossidazione come quelle che avvengono nelle acciaierie e negli inceneritori (e noi tarantini purtroppo subiamo gli effetti di entrambi). La struttura di una sua molecola è ad anello e comprende quattro atomi di carbonio e due di ossigeno. Siccome le disgrazie non vengono mai da sole, è più corretto parlare di diossine visto che esistono ben 75 varianti di questa molecola.
La pericolosità di questa classe di composti sta nel fatto che le loro molecole sono stabili, persistenti, in grado di sopravvivere per decine di anni ovunque, anche nel nostro organismo. Sono un nemico subdolo che inaliamo costantemente e inconsapevolmente perchè incolori ed inodori.
Non è nella nostra indole essere catastrofici visto che sorridiamo e cantiamo anche nelle difficoltà, non possiamo però esimerci dal riportare che questa classe di veleni è ufficialmente riconosciuta come causa primaria di tumori in quanto inserita nel gruppo 1 (il più temibile) nella speciale classificazione introdotta dalla IARC, l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. L'EPA (Agenzia Statunitense per la Protezione Ambientale) ha stimato che l'attuale esposizione generale della popolazione alle diossine determina un rischio di contrarre tumori variabile da 1/1000 a 1/10000 cittadini. Cosiderando che Taranto città conta circa duecentomila abitanti il conto dei potenziali ammalati è sconfortante soprattutto se si pensa che l'8,8% della diossina prodotta in EUROPA proviene dallo stabilimento siderurgico della nostra città.
Si diceva prima che noi tarantini siamo “ammalati a norma di legge”. Ciò non è sbagliato considerando che, cercando di essere il meno articolati possibile, la legge nazionale fissa a 10 nanogrammi su metro cubico il limite massimo di emissione di diossine e furani. A febbraio 2008, secondo i dati ufficiali l'ILVA emetteva dai 4,4 agli 8,1 nanogrmmi su metro cubico, ben all'interno dei limiti massimi. Il problema è che i limiti imposti dall'unione europea sono ben diversi: il protocollo di Arhus oggetto della Decisione del Consiglio dell'Unione Europea 2004/259/CE del 19 febbraio 2004 fissa a 0,4 ng su metro cubico i limiti di emissione per diossine e furani. Secondo la normativa europea solo l'ILVA emette una quantità di diossina 20 volte superiore al limite massimo......
Ma qualcosa di positivo inizia a sentirsi ed arrivano notizie che ci riportano la forza di sorridere e cantare. A conferma di ciò riportiamo di seguito l'articolo del Taranto Sera di mercoledì 12 novembre 2008:
“TARANTO - ...Ieri la giunta regionale ha approvato lo schema del disegno di legge che contiene la norma la tutela della salute e dell’ambiente - limiti alle emissioni in atmosfera di policlorodiben– zodiossina, policlorodibenofurani ed altre sostanze”. Adesso il disegno di legge passa all’esame della V Commissione Ecologia ed Ambiente. Con una procedura d’urgenza si cercherà poi di far approdare la proposta in consiglio regionale entro dicembre per la sua definitiva approvazione. Ma cosa prevede il disegno di legge presentato ieri da Vendola insieme a Florido, Stefàno e al sindaco di Statte, Miccoli? In pratica viene recepita la normativa europea che fissa in 0,4 nanogrammi al metro cubo il limite di emissione di diossine e furani. La premessa dell’intervento normativo regionale è proprio nelle “lacune della legislazione statale e dell’esigenza di dare attuazione ai principi comunitari in materia”. Dal momento che il quadro normativo statale appare “contraddittorio e di per se insufficiente ad assicurare il conseguimento di adeguati standard di tutela della salute e dell’ambiente”, la Regione ha deciso di intervenire direttamente con una propria legge. L’esempio è quello della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha già legiferato in materia. La norma pensata dalla Regione Puglia (nello schema si fa esplicito riferimento all’Ilva) si applica all’industria del ferro e dell’acciaio e dei metalli non ferrosi (rame). Ai nuovi limiti dovranno subito adeguarsi gli impianti di nuova realizzazione. Diverso il caso degli impianti già esistenti, come quelli dell’azienda siderurgica. In questo caso è stato stabilito un calendario di adeguamento ai limiti: entro l’1 aprile 2009 le emissioni della somma di Pcdd e Pcdf non dovranno superare il valore limite di 2,5 nanogrammi per metro cubo. A partire dal 31 dicembre 2010 non potrà essere superato il limite di 0,4 nanogrammi. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge i gestori degli impianti già esistenti ed in esercizio dovranno inoltre elaborare un piano per il campionamento in continuo dei gas di scarico e presentarlo all’Arpa, che avrà il compito di verificarne l’efficacia.” (da www.tarantosera.com)